LE VITE DEGLI ALTRI

Grande Fratello, L’isola dei famosi, Uomini e donne, Amici…sono stufa di fare da spettatrice alle vite degli altri, persone anonime, che se incontrassimo per la strada, nella vita reale, probabilmente neanche noteremmo. 
La gente deve iniziare a farsi gli affari propri. Non è assurdo che registrino più ascolti questi programmi, ovvero tv spazzatura perchè non arricchiscono nessuno se non di come venire radiati dall’albo dei medici in modo semplice e sicuro, di fare scenate in televisione, insegnano ad essere falsi e finti, a come fare le puttane con un sacco di corteggiatori che delle ragazze capiscono solo le tette o il culo. Ed è assurdo che la gente trovi più interessanti questi programmi che documentari, interessarsi della politica (che poi è la RESPONSABILE del modo in cui viviamo) o ascoltare programmi costruttivi!
Ci stiamo assuefando allo schifo che ci propinano ogni giorno? Ok, i programmi comici, il cabaret, va bene, almeno si sa che il fine di questi programmi sia solo quello di far ridere senza coinvolgere emotivamente lo spettatore o liberi da alcuna pretesa d’insegnamento. Ma se passeggiando in strada devo sentire tutto ciò che ha fatto questo o quello. Chi ha vinto, chi è stato nominato, chi ha fatto sesso con chi. Mi chiedo sul serio se i cretini siamo noi o coloro che dall’alto delle loro poltrone decidono i palinsesti…

IL GRANDE FRATELLO IN UFFICIO



ARCOBALENO

Una città evoluta, grattacieli e negozi chic.
Sopra di essa nubi nere si diradano dopo un temporale lasciando sprazzi di cielo azzurro.
goccioline di pioggia, ancora nell’aria rimangono lì, sospese indecise.
Un raggio di sole lo crea.
Bolidi continuano a sfrecciare veloci.
Passano, senza fermarsi, senza guardare indietro, senza rimpianti, senza pensieri.
Corrono, senza far caso.
Quel signore anziano, un po’ goffo che saluta,
quella ragazza che sembra cercare qualcosa, forse un amico.
Sbuffano incredule imbottigliate nel traffico.
Pensieri impersonali, scontati, nessuno riflette, nessuno crede.
Cosa faranno in ufficio, dove posteggiare l’ auto o sperano invano che le loro figlie adolescenti non gli rompano troppo le scatole.
Cieche, uguali, egocentriche, senza sogni, senza immaginazione.
Le persone sui marciapiedi camminano affrettandosi chiusi in vestiti grigi, cravatte, tailleur femminili con le calze traslucide.
Qualche ombrello ritardatario si accorge che non piove più e scuotendosi si chiude,
ma altri rimangono aperti comunque, troppo presi dai loro pensieri.
Si sente nell’aria il ticchettio dei tacchi femminili: a spillo, alla brasiliana, bassi, ma tutte quelle che li indossano si illudono di essere più belle, più intriganti senza accorgersi che è quello che hai dentro, quello che pensi che conta sul serio.
I miliardi di voci e di bip elettronici dei telefonini risuonano confusi in un unico boato, ma nessuno alza gli occhi al cielo, travolti e spinti dalla folla.
Persone diverse si mischiano e si sfiorano.
Sfilano punk, topi d’ufficio con occhiaie evidenti, donne sexy in tailleur nero, ragazzine in jeans troppo stretti e magliette improbabili, e donne anzianotte un po’ soprappeso che cercano di camuffare la loro età nascondendosi dietro trucco, vestiti inadatti e scarpe griffate.
Ma tutti vanno avanti, ignorandosi dovutamente. Nessuno saluta, nessuno sorride e ciechi e sordi a quanto di più bello c’è nel mondo pensano solo a quello che dovranno fare nei loro piccoli microcosmi.
Guardano tutti dritti avanti a sé pensando di sapere dove stanno andando: uffici, metropolitane, case, negozi… ma in realtà non lo sanno e una volta che arrivano alla mèta sono ancora insoddisfatti, incompleti senza trovare un perché, ma non si soffermeranno troppo su quei pensieri, perché la società vuole gente che realizza, non che pensa, perché pensare fa male.
Quella giornata sarà uguale a mille, stessi posti, stessi pensieri standardizzati; senza poterla vivere davvero.
Una ragazza si ferma improvvisamente.
Si sente una voce fuoricampo – Ma che, sei scema? Non ti fermare così di botto che le persone ti vengono addosso cretina! – ma lei non ascoltava.
Due occhi verdi si accorgono finalmente di quello che è apparso in cielo.
Le strisce di colore solcano il cielo terso.
L’arcobaleno.
L’arcobaleno, segno di speranza e di gioia, di fanciullezza e d’ingenuità.
Quello che quando eravamo piccoli con il mondo tutto da scoprire la prima volta che lo vedevamo spuntare dal nulla chiedevamo a papà
- Ma che cos’è quel coso laggiù? – e lui ci rispondeva che era l’arcobaleno e allora noi – E c’è la pentola d’oro dove inizia?-
e lui – No, quella è solo una favola – distruggendo così per la prima volta il sogno di vedere dove inizia l’arcobaleno.
E lui imperterrito parte con le spiegazioni scientifiche che a te , a tre anni, non possono interessare di meno, perché da piccolo non ti chiedi il perché delle cose ma le accogli solamente con un abbraccio e, delusi, rimaniamo lì, imbambolati, a bocca aperta chiedendoci come poteva essere possibile che l’arcobaleno non avesse né un inizio né una fine.
Finalmente qualcuno della folla si ricorda e scopre di poter essere di nuovo bambino, di poter provare ancora quella sensazione di gioia tranquilla e di sorpresa ingenua, può ricordare com’era prima, le campagne, i greggi, i pastori sdentati che ti sorridono, i bambini che corrono.
Capisce che quei ricordi saranno per sempre custoditi al suo interno, nel proprio cuore, e quando vorrà potrà sempre tirarli fuori per non dimenticare cosa c’era prima della fretta, del lavoro e dello stress.
E viene voglia di poter fare vedere tutto quello che hai visto tu ai nuovi bambini, quelli cresciuti tra televisione e grattacieli, convinti che nella vita reale, prima del “game over” hai ancora tre possibilità. Quelli che sanno tutto dell’amore, della droga, dei sentimenti.
Piccoli burattini della società, quelli di cui ha bisogno per continuare a non pensare, a non sognare, perché i sogni non servono a nessuno.
Quelli a cui non importa se hanno davanti un prato o una fabbrica finché non rientreranno nei propri interessi. Gli speculatori del domani.
L’unica cosa che puoi fare per salvarli?
Portali in campagna, falli rotolare su un prato, e raccontagli le cose che hai vissuto tu.
Quello che hai provato quando un giorno hai visto un arcobaleno.
PERPLESSITà
Molto presto, ad Aprile, si svolgeranno le elezioni.
Ciò mi preoccupa, perchè non so se sono l’unica a sentire l’esigenza di una configurazione più chiara. Nessuno è in grado di mettere per iscritto i programm politici con tutti i propri obiettivi e il modo per conseguirli. Non c’è alcun modo di confrontarli o di accendere la televisione senza essere letteralmente sommersi da ciò che ha detto questo o quel politico, senza riuscire ad elaborare un programma completo e organico secondo il quale l’elettore possa scegliere consciamente.
Forse è proprio questo ciò che vogliono. Impedire alle persone di conoscere dettagliatamente i vari programmi. Elaborarne tanti e talmente dispersivi da confondere la gente.
Io inizio a prendere appunti ascoltando il telegiornale…vedremo come finirà.
BIO TOWN PLANNING

| Sei il sindaco di una città di 1000-2000-3000 abitanti? e vuoi un progetto di bio-town?, noi te lo prepariamo in una settimana. |
| In cosa consiste il progetto di Bio-town? ; La bio-town è un concept che si definisce, per il fatto che la città intera viene “riprogettata” a partire da una configurazione semplice. Si punta il compasso al centro della città si traccia un raggio che varia da 100 metri ad un chilometro; entro quel raggio non devono essercia) Supermercati b) Centro commerciali c) Discariche di “concentramento” di qualsiasi genere d) Inceneritori e) Abolizione di impianti a Gas f) Divieto assoluto di utilizzo di imballaggi h) Divieto assoluto di presenza di Stazioni di benzina Entro quel raggio devono esserci: a) Case o progetti che prevedano l’ausilio di energia foto voltaica b) Accordi commerciale con le aziende agricole per sviluppare bio-massa, con consistenti guadagni per gli agricoltori o semplici contadini c) Piani di riforestazione strategica d) Impianti per il riciclaggio rifiuti plastici e) Impianti per riciclaggio plastiche f) Installazione di agriturismi per le aziende agricole g) Centrale a bio-massa per lo sviluppo di prodotti energetici rinnovabili. h) Piste ciclabili i) Forestazione delle strade k) Abolizione delle strade a doppia carreggiata l) Creazione di min-bio-discariche a basso concentramento all’esterno del cerchio. Avendo abolito ogni genere di imballaggio e creando dei porti inter nodali, gl imballaggi, vengono “Recuperati dalle stesse aziende che li producono o che li comprano per imballare altri prodotti; qualora vi sia la necessità dell’utilizzo degli imballaggi, questo significa che gli imballaggi dovranno essere progettati in modo che il consumatore non lo distrugga ma si limiti unicamente ad aprirlo; in caso di distruzione non autorizzata scatta la multa per ripagare l’imballaggio: “l’imballaggio è più prezioso del prodotto” se si pensa ad un sistema eco compatibile. Possibile che queste cose non facciano parte di un programma politico nazionale? possibile che voi politici siate così lenti a capire queste cose “ELEMENTARI”?. |
| per info > archiram.progetti@archiram.com |
Le influenze
“Ogni influenza è sempre nefasta per il solo fatto di provenire dall’esterno? la domanda non può che ricevere una risposta negativa. In nome di che cosa si vorrebbe riservare l’America agli americani o i russi alla Russia? [...] La storia di un qualsiasi paese può essere qualcosa di diverso della somma che, in ordine di tempo, quel paese ha subito? Se esistesse veramente un popolo deciso a rifiutare ogni cambiamento, che altro dimostrerebbe questa sua volontà se non una smisurata pulsione di morte? Gobineau credeva che le razze superiori fossero le culture più pure; ma oggi non riteniamo forse che le culture più ricche siano proprio quelle più eterogenee?
Ma esiste anche un altro principio, quello di autodeterminazione e di non ingerenza. Come conciliarlo con l’altro? Non è contraddittorio rivendicare il diritto all’influenza e condannare l’ingerenza?
No, anche se la cosa è tutt’altro che scontata, e richiedere delle precisazioni. non si tratta di giudicare il contenuto, positivo o negativo, di questa o di quella influenza: si potrebbe farlo solo con criteri del tutto relativi, e si rischierebbe, in ogni caso, di non essere mai d’accordo, tanto complesse sono le cose. Come misurare l’impatto della cristianizzazione sull’America? Il problema sembra quasi privo di senso, tanto le risposte possono variare. [...] è possibile stabilire un criterio etico in base al quale esprimere un giudizio sulla forma delle influenze: l’essenziale, direi, consiste nel sapere se esse sono imposte o proposte. La cristianizzazione, come l’esportazione di qualsiasi ideologia o tecnica, è condannabile non appena è imposta, con le armi o in altro modo. Esistono aspetti di una civiltà che si possono definire superiori o inferiori; ma ciò non significa che essi possano essere imposti agli altri. Più ancora: imporre agli altri la propria volontà sottintende che ad essi non viene riconosciuta la nostra stessa umanità (e proprio ciò rappresenta un indice di inferiorità culturale. Nessuno ha chiesto agli indiani se desideravano la ruota, i telai, le fucine; sono stati costretti ad accettarli. In ciò risiede la violenza, che non dipende dall’eventuale utilità di quegli oggetti. In nome di che cosa, invece, è condannabile un predicatore disarmato anche se il suo fine dichiarato è quello di convertirci alla sua religione?
Vi è forse una certa dose di utopismo, o di semplicismo, nel ricondurre in questo modo il problema all’uso o al non uso della violenza. Tanto più che quest’ultima, com’è noto, può assumere forme che, pur non essendo molto più sottili, sono però meno evidenti: si può dire veramente che un’ideologia o una tecnica è soltanto proposta, quando viene diffusa attraverso tutti i mezzi di comunicazione esistenti? No di certo. Reciprocamente, una cosa non è imposta quando si ha la possibilità di sceglierne un’altra, e di saperlo. Il rapporto fra sapere e potere, [..], non è contingente ma costitutivo.
Color che non sicurano di sapere, e color che si astengono dall’informare, sono entrambi colpevoli dinanzi alla loro società; o, per dirla in termini positivi, la funzione d’informazione è una funzione sociale essenziale. Se l’informazione è efficace, la distinzione fra <<imporre>> e <<proporre>> conserva la sua pertinenza. [...] La comunicazione non violenta esiste, e si può difenderla come valore.”
Tzvetan Todorov, La conquista dell’America. Il problema dell’<<altro>>, Einaudi, Torino 1984
Forza famiglia Mastella!

Il caro Clemente e la cara Sandra.
The Mastella’s family. L’ennesima pagliacciata del sistema giudiziario italiano. Sandra in questo momento è libera come l’aria. Ma io non ho ben capito come si sono svolti i fatti. Sono l’unica? Non riesco proprio a capire come tutti (o almeno, buona parte) i politici italiani siano stati accusati di qualcosa, siano stati giudicati colpevoli ed arrestati ma comunque dopo qualche giorno ne escono liberi e tornano con estrema disinvoltura ad occupare la propria carica politica.
Sandra Lonardo il 16 gennaio è stata agli arresti domiciliari per tentata concussione (si è trattato dei metodi seguiti per una nomina all’ospedale di Caserta), insieme a buona parte dell’Udeur (sarà un caso?) tra cui Andrea Abbamonte, Luigi Nocera, e un lungo, troppo lungo, elenco di nomi. Su tutti i giornali si sono potute leggere le sue parole:< Sono tranquilla, non mi preoccupo, io sono a posto con la mia coscienza>. Ora che è libera ed ha riottenuto la sua carica come presisente del consiglio regionale della Campania dopo che la procura di Napoli aveva richiesto l’annullamento degli arresti domiciliari, ritenendo cessate le esigenze cautelari (vorrei anche capire come mai per la moglie dell’ex gurdasigilli si ritengono cessate le esigenze cautelari e per persone che magari sono agli arresti domiciliari per anni non si ritengono cessate. Mah…); ora che è libera capisco anche troppo bene perchè era così tranquilla.
Tutto è bene quel che finisce bene. In conclusione mastella è rimasto come Ministro della Giustizia e lei è rimasta presidente del consiglio regionale della Campania. So solo che in questo momento non vorrei essere napoletana. E forse neanche italiana. Io amo la mia terra, ma la gente che la governa NO.
maltempo????

Oggi, accendo la tv e vedo il telegiornale che come ogni giorno, con la musichetta nevrotica in sottofondo, elenca le notizie più importanti. La prima è <<IL MALTEMPO>>. Mi rubano un quarto d’ora per parlarmi del MALTEMPO. Le nevicate sono una cosa normale in inverno caro speaker, fattene una ragione, non terrorizzare la gente e invitarla a rimanere sprangata in casa finchè non torna la primavera. Quello si chiama letargo. è vero ke con il maltempo le strade sono molto più pericolose, ok, l’abbiamo capito. non c’è bisogno che ogni giorno me lo ripeti. Non è una notizia che può occupare un quarto d’ora in un tg, cammina con le catene, a milano nevica, le autostrade sono così, i mezzi pubblici con le catene… Come se Milano fosse il centro del mondo. L’Italia non è Milano. Non è Roma. Non è una notizia nazionale che a Milano nevica. Mi può dispiacere per i Milanesi, ma per me un’ALLERTA METEO è se c’è un ciclone, un uragano, una tromba d’aria… Ogni anno in Italia c’è <<L’ALLERTA METEO>> Dio ci salvi dalla neve.
rifiuti a capri
Capri, 4 gen. (Apcom) – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si dice allarmato della situazione rifiuti in Campania. Ai giornalisti che lo attendevano in piazzetta a Capri, il presidente ha dichiarato, riferendosi al discorso di Capodanno rivolto agli italiani, che “nel messaggio ho detto che è sempre più un’allarmante problema, quindi non sono preoccupato, ma allarmato”.
E ti pareva…i telegiornali quando sono a corto delle solite sterili notizie di cronaca nera, riportano qualcosa che ha detto qualcuno. Non m’importa che dice il presidente della repubblica, ma ciò che sta facendo per cambiare la situazione! Non m’interessa come si sente…allarmato o preoccupato o come cavolo vuole, tanto non abita lui in mezzo all’immondizia!
E vorrei dire qualcosa anche ai cittadini che si troavno in questa brutta situazione e al resto del mondo. la spazzatura si ricicla! Ormai è quasi un bisogno, perchè continuando di questo passo, ben presto il mondo sarà sommerso di spazzatura… L’avete vista quella puntata di Futurama dove un’immensa palla di rifiuti minaccia la Terra? Ecco, quella è un’esagerazione che però rende il concetto.
Ancora gli stati giocano a scambiarsi l’immondizia quando in Danimarca si bruciano con appositi inceneritori per non inquinare l’aria e l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti viene impiegata per il riscaldamente delle case. E in Danimarca hanno il riscaldamento gratutito! Forza italiani, dobbiamo evolverci!
LA CACCIA
Come primo articolo vorrei coinvolgervi in un’iniziativa contro la caccia. infatti anche quest’anno si aprirà la stagione venatoria anche nelle zone più colpite dai numerosi incendi di quest’anno. Già l’ambiente è stato tartassato a sufficienza da incendi spesso dolosi, mi sembra giusto che almeno la caccia quest’anno risparmi gli animali che si sono salvati. Per contribuire potete scrivere al Ministero e al Ministro dell’ambiente. gli indirizzi sono questi:
per il Ministero: segr.ufficiostampa@minambiente.it
per il Ministro: PECORARO_A@camera.it
La lettera tipo potrebbe essere così (copiate e incollate)
Buongiorno,
scrivo per sostenere la richiesta di divieto totale dell’apertura della caccia nelle regioni più colpite dagli incendi, come Sicilia, Campania, Puglia, Calabria. L’ambiente è già stato devastato più che a suffucienza, salviamolo almeno dai cacciatori.
Grazie e distinti saluti,
…nome e cognome…
Mi scuso con tutti i cacciatori che stanno leggendo questo articolo, ma quest’anno mi sembra doveroso astenersi dalla caccia.
Sperando che aderiate, vi saluto
Silvia